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Politica dei visti e cambi di regole

L'UE limita i visti Schengen per i cittadini somali

Viaggio in una città europea
Photo — Ilnur Kalimullin / Unsplash

Punti chiave

  • L'UE ha imposto restrizioni temporanee sui visti Schengen ai cittadini somali dal 25 giugno 2026
  • I visti a ingressi multipli non sono più disponibili e i tempi di elaborazione passano da 15 a 45 giorni
  • I requisiti documentali semplificati sono sospesi e tornano le tariffe per i passaporti diplomatici
  • L'UE parla di una cooperazione somala insufficiente sulla riammissione dei cittadini destinatari di un ordine di allontanamento

Cosa ha cambiato l’UE

L’Unione Europea ha introdotto restrizioni temporanee sui visti Schengen per i cittadini somali, in vigore dal 25 giugno 2026, motivandole con la cooperazione insufficiente della Somalia sulla riammissione dei cittadini destinatari di un ordine di allontanamento dai paesi dell’Unione.

Le restrizioni

  • Visti a ingressi multipli eliminati: i cittadini somali non possono più ottenere visti che consentono più ingressi nell’area Schengen.
  • Tempi di elaborazione più lunghi: le richieste di visto richiedono ora 45 giorni invece dei 15 standard.
  • Più documenti richiesti: le regole semplificate sui documenti di supporto sono sospese, quindi serve una pratica più completa.
  • Tornano le tariffe per i passaporti diplomatici: i titolari di passaporto diplomatico e di servizio somalo devono ora pagare le tariffe di visto, con l’annullamento delle esenzioni precedenti.

Temporanee, se la cooperazione migliora

I funzionari dell’UE hanno definito le restrizioni temporanee, precisando che potrebbero essere revocate se la Somalia dimostrerà una cooperazione migliore sull’accoglienza dei cittadini rimpatriati privi di status legale nell’Unione.

Il contesto storico

La tensione riflette una dinamica in corso da tempo. Nel 2024 il presidente Hassan Sheikh Mohamud ha discusso direttamente delle questioni legate alla riammissione con il cancelliere tedesco Olaf Scholz durante una visita a Berlino. L’Unione Europea usa sempre più la politica dei visti come leva per spingere i paesi di origine a collaborare sui rimpatri e sulle procedure di espulsione.

Leggi anche: L’UE rimuove dal sito la data di lancio di ETIAS nel 2026

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