Punti chiave
- Il 24 luglio la Corte d'appello del 1° Circuito degli Stati Uniti ha mantenuto il blocco della tassa H-1B da 100.000 dollari mentre gli appelli proseguono.
- La tassa riguarda solo le nuove petizioni H-1B per lavoratori che si trovano fuori dagli Stati Uniti, non i titolari attuali, i rinnovi o le petizioni presentate prima del 21 settembre 2025.
- Un giudice federale di primo grado aveva stabilito che la tassa funzionava come un'imposta, che solo il Congresso può introdurre.
- La questione costituzionale resta aperta e il caso potrebbe arrivare alla Corte Suprema.
La corte d’appello mantiene il blocco
Una corte d’appello federale ha confermato il blocco della tassa da US$100.000 sui visti H-1B voluta dal presidente Trump. Il 24 luglio la Corte d’appello del 1° Circuito, a Boston, ha stabilito che l’amministrazione non aveva dimostrato una probabilità di successo nel merito, mantenendo così la tassa bloccata mentre gli appelli proseguono.
Le tappe della vicenda
- 19 settembre 2025: Trump firma un proclama che impone una tassa da US$100.000 sulle nuove petizioni H-1B per lavoratori che si trovano fuori dagli Stati Uniti.
- 8 giugno 2026: il giudice federale Leo Sorokin stabilisce che la tassa funziona come un’imposta, che solo il Congresso può introdurre, e la annulla.
- 12 giugno 2026: il giudice Sorokin sospende la propria decisione, permettendo alla tassa di tornare in vigore in attesa dell’appello.
- 24 luglio 2026: la corte d’appello respinge la richiesta del governo di mantenere la tassa in vigore.
Chi verrebbe colpito dalla tassa
La tassa da US$100.000 riguarda solo le nuove petizioni H-1B per lavoratori che si trovano fuori dagli Stati Uniti. Non riguarda:
- I titolari attuali di visto H-1B
- I rinnovi del visto
- Le petizioni presentate prima del 21 settembre 2025
- I lavoratori già nel paese
Il programma H-1B rilascia 65.000 visti all’anno, più altri 20.000 per lavoratori con titoli di studio avanzati. Prima della tassa proposta, i datori di lavoro pagavano in genere tra US$2.000 e US$5.000 per petizione. Si tratta di oneri governativi, distinti dall’eventuale costo del servizio applicato da un intermediario.
Cosa succede adesso
Un avvocato specializzato in immigrazione ha osservato che, dopo la decisione, “alcuni lavoratori stavano per perdere l’offerta di lavoro e adesso invece possono ottenere il visto”. La questione costituzionale di fondo resta aperta e il caso potrebbe finire davanti alla Corte Suprema.




